mercoledì 10 dicembre 2008

Per cosa li paghiamo

Leggo su Corriere.it un articolo molto educativo sul fatto che al deputato leghista On. Matteo Salvini sia stato misteriosamente cancellato l'account su facebook. Di per sé la notizia sarebbe interessante quanto questa: Rossano: né Ivana, né Belen «È Milu Vimo la donna del mio cuore» (sempre sul corriere, a dimostrazione che i finanziamenti pubblici ai giornali son soldi ben spesi). Tuttavia l'articolo sul leghista nascondeva nella sua inutilità un lato interessante: verso la fine, infatti, il buon Matteo avanzava qualche ipotesi sulle motivazioni dell'atto, giacché il messaggio di Facebook era in inglese e lui non lo capiva. Fortunatamente nessuna ipotesi comprendeva complotti veterocomunisti o furti da parte di Rom. L'idea secondo lui più fondata era una cancellazione per troppo uso perché, parole sue, «La sinistra ha fatto ostruzionismo alla Camera dei Deputati, e ha parlato per cinque ore filate. Le alternative erano il suicidio o il computer. E quindi io sono stato lì, ad ammazzare il tempo, smanettando con la mail e con Facebook». Complimenti! Altri soldi del contribuente spesi benone! La noia è comprensibile, io non riesco a star a sentire nessuno dei politici per più di cinque minuti. Figuriamoci cinque ore. Però starli a sentire non è il mio mestiere. Il mio mestiere è lo studente, perciò finché dovevo stavo quattro ore al giorno a sentire lezioni di fisica, non proprio frizzante cabaret. Me lo sono scelto e lo faccio. Non credo che Salvini sia stato rapito dalle Camicie Verdi, trascinato scalciante ed urlante fino a Roma ed infine sbattuto e legato su quella sua poltrona. Se così fosse la democrazia sarebbe utopia. Ma siccome non lo è (ancora), suppongo che anche lui se lo sia scelto il suo lavoro. Perciò potrebbe fare qualcosina di più per guadagnarsi il suo bell'assegno, i viaggi gratis, il contributo sull'affitto a Roma, il vitalizio per quando non sarà più eletto e tutti gli altri regalini di cui usufruisce insieme ai suoi compagnucci collegucci (cit). E che paghiamo noi. La cosa migliore che sa fare è depositare un'interrogazione al ministro delle comunicazioni per far luce sull'avvenimento. Poi ci si lamenta che il Parlamento è lento. Se fossimo un Paese serio quest'uomo andrebbe espulso e andrebbero messi dei filtri alla rete del Parlamento. Ma ahimé credo gli verrà concessa addirittura una risposta. Avanzo quindi una proposta: mandiamo a casa i parlamentari che si annoiano, gli diamo 2000 euro al mese, zero privilegi aggiunti, divieto di rimettere piede a palazzo o ricandidarsi, ma una PS3 o una XBox360 (a scelta) per ciascuno. Saranno ugualmente soldi buttati (e da parte loro rubati), ma saranno molti molti meno di ora.

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